introduzione :   “dei volti, del cuore”

 

epoca pagana

in ambito pre-cristiano si trovano numerosi riferimenti al culto della dea madre, intesa come aspetto femminile e materno di dio, rappresentazione della fertilità della terra e della fecondità della donna  e collegamento tra l’umano e il divino.  la fase più fiorente di questo culto si ha tra il 30000 e il 1000 a.c., come testimonia la “venere di willendorf”, risalente a 26-24000 anni fa. inoltre, secondo lo studioso bachofen, la prima organizzazione sociale dell’umanità, individuabile tra il 7000 e il 2500 a.c. era una ginocrazia, cioè un governo delle donne, caratterizzato dalla comunanza dei beni e basato sul culto della dea madre; i simboli principali usati per esprimere questo culto erano la terra e l’acqua, rappresentanti il mistero della vita e il rinnovarsi continuo di essa. alcune caratteristiche della dea madre verranno attribuite, in epoca cristiana, a maria.

epoca cristiana

le prime comunità cristiane assumono spontaneamente un atteggiamento riverente nei confronti di maria, probabilmente per la sua presenza e il suo ruolo nel piano salvifico di dio; maria è vista fin da subito come elemento di intercessione presso gesù e come modello da imitare. dal ii/ iii secolo d.c. si diffonde tra i fedeli l’uso di chiamare maria “madre di dio”, e questo titolo le venne ufficialmente riconosciuto nel 431 d.c., durante il concilio di efeso, a seguito della proclamazione del dogma cristologico, secondo il quale gesù è vero uomo e vero dio e quindi maria può esser chiamata “madre di dio”.  è bene notare che la scelta del titolo di theotokos  (madre di dio) giustifica il suo culto e indica il motivo primario della sua venerazione e lode da parte della chiesa. i fondamenti dogmatici del marialis cultus, recentemente stabiliti dalla chiesa, sono:

-maternità divina,

-cooperazione di maria nell’opera del figlio,

-intercessione a favore degli uomini,

-santità.

papa paolo vi, nel 1974 nella “esortazione a favore del marialis cultus” dà le seguenti indicazioni: nel culto di maria, bisogna attingere il più possibile alle sacre scritture e bisogna venerarla come modello di vergine, madre e sposa. maria inizia ad essere madre della chiesa nel momento in cui comincia ad essere madre di gesù, nel preciso istante, quindi, in cui formula il suo assenso di fede e obbedienza all’angelo annunciatore:  “eccomi, sono la serva del signore”. l’obbedienza di cui ella fu esempio non è sottomissione, ma identificazione della propria volontà con quella del signore, a cui tutto è possibile, suprema esperienza di libertà. in quanto madre di dio, ella è elevata a madre di ogni creatura, fonte di ogni nascita e sostegno di vita, ventre fecondo del mondo, ma anche, e primariamente, donna vera, simbolo del mondo femminile. ogni suo gesto verso il prossimo è intriso di amore e devozione, perché accogliendo dio nel cuore e nel corpo, è stata illuminata dalla sua luce che le permette di essere porta del cielo e guida dei suoi figli verso la stessa luce di cui ella brilla.  Dal suo grembo tutto è creato e tutto immancabilmente torna per unirsi a dio. alcuni critici ritengono che la vera ispirazione nella stesura della divina commedia di dante fu maria, la quale assume nell’opera il ruolo di corredentrice del genere umano, essendo ella vergine madre, permette la redenzione dei suoi figli prima ancora che nel calvario, all’interno del suo ventre, ella stessa intercede per la salvezza di tutta l’umanità.

“vergine madre/ figlia del tuo figlio/ umile e alta più che creatura/ termine fisso d’etterno consiglio/ tu se’ colei che l’umana natura/ nobilitasti sì, che ‘l suo fattore/ non disdegnò di farsi sua fattura”,

“vergine e nello stesso tempo madre, figlia di dio che è come cristo, tuo figlio, umile nella pietà e contemporaneamente la più eccelsa di tutte le creature, termine per la redenzione umana fissato da dio, che s’incarna in te, tu sei colei che nobilitò la natura umana al punto che il suo fattore (dio) non disdegnò di farsi creatura d’essa”, così nel xxxiii^ canto del paradiso s. bernardo si rivolge a maria, affinchè dante possa ricevere la grazia suprema della visione di dio. maria, in quanto regina dei cieli e mediatrice di tutte le grazie, è l’unica che può appagare il desiderio di dante di contemplare dio.  il poeta ammette di avere difficoltà nello scrivere il paradiso, troppo sublime per essere descritto con i termini del nostro linguaggio. il paradiso è una cantica di straordinaria suggestione, definito anche “poema della luce”, esso diventa una celebrazione mistica della tensione umana alla perfezione, qui rappresentata dall’unione con dio.  la madre si dona in modo totale e disinteressato al mondo, al quale si unisce e dissolve così l’immagine della propria individualità a favore dell’unità di tutte le cose esistenti in natura, ella riconosce che esse sono tutte diverse manifestazioni della stessa opera di dio; in ognuna di esse ella vede il volto del creatore. Ella sa che annulandosi per esse, in realtà si annulla per il creatore e raggiunge l’unione perfetta con dio, incarnando così la suprema realizzazione del cammino di ogni creatura, supremo modello a cui aspira ogni fedele.

 


 

introduzione :  "di donne, di luce"

La rappresentazione di figure femminili si perde nei secoli. Sia nelle arti figurative sia nella letteratura è stato uno dei primi soggetti raffigurati dall’uomo, rimasto in seguito uno dei più riprodotti in tutte le culture del mondo.
In epoca preistorica molte di queste immagini raffigurano donne in attesa, gravide.
Erri De Luca nel suo noto libro “IN NOME DELLA MADRE” definisce “l’accensione della natività nel corpo femminile” come il più perfetto mistero naturale.
Come si forma la vita? È un quesito, questo, che sorge spontaneo.
Alcuni paleontologi ipotizzano che nella prima età dell’uomo si credesse nell’esistenza di uno spirito personale, chiamato anche totem, e che la creazione di nuova vita fosse il risultato dell’interazione dei totem di due persone, ovvero accadesse ad un livello puramente escatologico.
Non si conosceva il legame tra rapporti sessuali e procreazione, ma certo era evidente la relazione tra la donna e la nascita. Forse proprio per questo nei siti preistorici possiamo trovare così tanti reperti raffiguranti corpi o parti di corpo femminili. Queste scoperte hanno avvalorato teorie indicanti una precoce venerazione della donna come emblema della fertilità e della continuazione della vita, sia umana sia naturale.
Prima di Maria vi furono quindi molte altre Madri, venerate dai popoli più diversi e lontani.
Queste Madri a noi sconosciute, rivivono oggi attraverso quella a noi più nota, simbolo di tutte loro, madri future e passate, ai nostri occhi figure diverse e a sé stanti, ma che, ad uno sguardo più approfondito, sono riconosciute come i molteplici volti della stessa entità.
Molte caratteristiche dei culti e dei miti pagani riguardanti la Madre, si sono in seguito trasfigurati nel culto cristiano di Maria e così quest’entità sottesa alla creazione e alla rigenerazione perpetua dell’universo
“sviluppandosi in fibre innumerevoli, dura per sempre, la sua azione non si esaurisce mai”.
 

Rita Dal Martello

 

dalmartello.rita@gmail.com

 

 

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